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Mistero e leggende: una vacanza alla scoperta dei misteri del Veneto

Una credenza popolare ritiene che il fantasma del Conte Monticelli stia ancora vagando nei pressi del Lago Lispida, spaventando gli abitanti delle vallate, per cercare la sirena che gli disse dovre trovare i fanghi caldi che gli diedero nuova forza alle gambe. Presso Monastier, nell’area del trevigiano, si trova l’abbazia di Santa Maria del Pero, tra i luoghi più ignoti della Marca, sicuramente troverete qualcuno che vi dirà di sentire un bisbigliare liturgico verso la sera.

Secondo la tradizione, l’Arena di Verona fu edificata in una sola notte in seguito alla condanna di un personaggio benestante che vendette l’anima al diavolo. Inoltre si afferma che la città di Vicenza sia abitata da personaggi fantastici come folletti, nani, streghe e anguane. Nella zona del Polesine è ancora diffusa la leggenda del gorgo della Sposa, tra i possedimenti veneziani e ferraresi, mentre nella città di Venezia ogni pietra ha una storia ricca di segreti.

Il Veneto è anche una terra ricca di miti e leggende che accompagnano le meraviglie di questa regione che l’hanno resa la più richiesta tra i turisti. Scoprite questo lato oscuro ricco di storie, tradizioni popolari e credenze presso i territori e i capoluoghi si tutte le sette provincie del Veneto.

 

Fate, diavoli e spiriti del Montello

Veduta dal satellite di MontelloDurante le notti invernali, passeggiando sul Montello, fino a poco tempo fa era possibile sentire il suono sinistro di un violino, in questo modo si celava il fantasma di un suonatore di strada che morì a causa del freddo. Ma la particolare montagna del trevigiano, dalla curiosa forma a tartaruga, negli anni ha avuto visitatori fantastici come ad esempio i basilischi, una specie di draghi maligni, ma anche da rospi e serpi.

Il diavolo si mostrava vagante in un rosso mantello, ma erano anche presenti le Fate Buone che nutrivano e scaldavano le ragazze smarrite a causa di Massariol, un piccolo spirito burlone, se solo queste poverine posavano il loro piede sulle sue orme invisibili. Montello presenta ancora la caverna dove le ragazze vestite di bianco, dalla bellezza folgorante ma con piedi caprini, si lavavano in una fonte, il Buso de le Fade. Presso Crocetta del Montello troviamo la Grotta del Buoro, dove era presente una fonte in grado di restituire il latte alle madri esauste a causa di uno svezzamento faticoso.

Nella zona di Venegazzù troviamo un dirupo dove, si narra, che un tempo erano gettate le donne ritenute streghe, in seguito a futili processi, presso Santi Angeli, arrivarono alcuni Cherubini nelle stesse zone dove gnomi e orchi abitavano, secondo la tradizione furono proprio loro a dare una mano a Monsignor Giovanni della Casa a scrivere il noto Galateo che scrisse in base alla tradizione su Montello, presso l’abbazia di Nervesa.
 

La vicenda di Bianca di Collalto

Castello Collalto durante l'occupazione austriacaUna delle famiglie più potenti dei possedimenti sulla terraferma della Repubblica di Venezia era quella dei Caminesi presso Ceneda e dei Conti di Collalto presso Treviso, entrambe di provenienza longobarda separate da un forte odio. Ci fu infine un giorno in cui la pace ebbe la meglio e decisero di riappacificarsi e di stringere anche rapporti di parentela.

Infatti Tolberto di Collalto chiese in sposa la figlia dei Caminesi, Chiara. A causa della forte gelosia della donna che impediva la piena felicità del matrimonio, Tolberto fu estremamente felice di allontanarsi per la guerra. Tra il personale della coppia c’era Bianca, una ragazza graziosa che fu allevata assieme ai figli del Conte, ai quali lei era molto legata.

La ragazza era molto legata anche a Tolberto che vedeva quasi come un fratello, infatti quest’ultimo la mise a capo del personale femminile che si occupava della contessa Chiara. Quando arrivò il momento di partire, Tolberto andò nella camera della moglie e, quando la salutò, vide Bianca che le pettinava i capelli. Questa, posta innanzi allo specchio, riuscì a cogliere il saluto appassionato del marito alla sua ancella e una lacrima che scorreva sul viso di lei.

Una volta partito il conte, Chiara in un forte impeto di gelosia, rinchiuse Bianca nel carcere sotterraneo del castello ordinando di murare la ragazza in una torre. Tolberto, rientrato dalla guerrà, venne a conoscenza dell’accaduto e a quel punto decise di non vivere più accanto alla moglie che riuscì a fare un gesto tanto orribile solo per una folle gelosia, per questo motivo la cacciò dal castello.

Da quel momento di tramanda che il fantasma di Bianca apparve più di una volta ai familiari dei Collalto, un fantasma che se vestito di bianco portava buone notizie, mentre se indossava un velo nero in volto portava cattiva novella.

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